Trieste e dintorni

Trieste e il Friuli Venezia Giulia non hanno solo dato i natali a grandi scrittori come Italo Svevo e a grandi poeti come Umberto Saba, ma hanno anche fornito un notevole contributo allo sviluppo della letteratura per l’infanzia con autori ed editori che operarono anche fuori regione e diedero vita ad una produzione ricca e complessa.

Molto aulici e moraleggianti furono i Racconti istruttivi e dilettevoli per la gioventù (1863) [69] e il quindicinale di letture educative Il Galantuomo che uscì nel gennaio del 1874 [70].

Anche Alberto Boccardi si rivolse ai ragazzi sempre con un intento puramente formativo, dando alle stampe, nel 1893 la raccolta di fiabe Al tempo dei miracoli [71] e, nel 1897, la raccolta di racconti realistici e moraleggianti Alla luce del vero [72].

Ricco di fantasia e audacia,  Ugo Mioni [73-74] tentò invano di rivaleggiare con Salgari, rispetto al quale, però, fu molto più moralistico ed apostolico.

Nell’ultimo scorcio dell’800 apparve anche la produzione femminile per ragazzi con Libro rosso di Giulietta di Regina Laudi [75], usatissimo nelle recite scolastiche di fine anno.

Agli inizi del XX secolo nacquero nuovi fermenti che culminarono nel fenomeno giornalistico per ragazzi e soprattutto nel Giornalino della Domenica  [76] a cui collaborano, grazie anche alle sue simpatie irredentiste, molte firme importanti della nostra letteratura come Marino de Szombathely, Luigi di San Giusto, Haydée, Lucia Tranquilli, con lo pseudonimo di Menta Piperita,  e Scipio Slataper. Il Giornalino aveva anche un supplemento dal titolo Il Passerotto, diretto da Omero Redi, dove scrissero anche Pia Rimini e Eleonora Torossi.

Subito dopo la fine della Grande Guerra, Vittorio Cuttin, con lo pseudonimo Tojo de Rena, pubblicò per Bemporad Ragazzi italiani e ragazzi slavi nella Venezia Giulia: racconti [77], mentre si fa strada anche l’opera di Haydée che, nel 1922, pubblicò Allieve di quarta, [78] una versione al femminile di Cuore scritta per offrire anche alle bambine lo specchio della loro vita scolastica che i ragazzi avevano trovato nel romanzo di De Amicis.

Sempre nel 1928 il dalmata di origine ebraiche Luciano Morpurgo fondò, a Roma, la casa editrice omonima che nel 1941, per aggirare le leggi razziali, fu costretto a chiamare Dalmatia e con cui pubblicò, nel 1938, Quando ero fanciullo: libro per tutti i bambini dai dieci ai settant’anni, [79] una sorta di romanzo autobiografico, in cui descrisse, attraverso una serie di racconti la sua fanciullezza trascorsa a Spalato tra il 1890 e il 1900.

Il tema delle vicende della Grande Guerra fu descritto con molta commozione anche nei libri di Federico Pagnacco Il caso di Fabio (1933) [80] e Nove ragazzi (1937).

Nel frattempo era continuata l’esperienza della stampa periodica con l’uscita, nel 1922, de La Ricreazione, [81] un quindicinale illustrato per le famiglie di impostazione cattolica che si prefiggeva lo scopo di svagare e istruire i lettori con testi sani e non attraverso romanzi passionali o racconti in cui si esaltasse il vizio.

Nel periodo tra le due guerre si colloca il periodo d’oro per la letteratura giovanile di Trieste e della regione, soprattutto grazie all’opera dell’Editoriale Libraria, che pubblicò edizioni raffinate, corredate da stupende illustrazioni, di opere dedicate al pubblico dei più piccoli influenzate dalla letteratura per bambini in lingua tedesca del primo’900. [82-83]

Sull’onda del successo della relativa trasmissione radiofonica di Mario Granbassi il 17 maggio 1934 nacque il giornalino Mastro Remo [84] edito anch’esso Dall’Editoriale Libraria, che rappresentò un’esperienza unica nel suo genere in regione.

In quel periodo Eleonora Torossi Sinigo pubblicò a puntate sul quotidiano Il popolo di Trieste, organo del PNF, L’omino dai pugni solidi, [85] un’opera storico patriottica tratta da una storia vera.

L’avvento del fascismo ebbe non poca incidenza sulla letteratura per ragazzi di quel periodo e portò alla contestuale uscita di opere allineate con il regime. Tra queste sicuramente L’idrovolante dei 1000 km di Carlo Tigoli [86] e Fischia il sasso… di Margherita Beha Picone. [87]

La produzione per ragazzi non si cimentò solo con la prosa, ma anche con la poesia, soprattutto con la fiaba in versi Il Reuccio e il suo cruccio di Maria Gioitti Del Monaco [88] e,
in seguito, con le opere per ragazzi di Lina Galli e Giuliano Gaeta. [89-91]

Il clima del secondo dopoguerra fu efficacemente illustrato nei romanzi di Eugenio Simonetti [92] e, alla fine degli anni ‘50 nacque la stella di Donatella Ziliotto [93] scrittrice, traduttrice e critica, che dal 1958 al 1965 diresse la collana Il Martin pescatore di Vallecchi e curò alcuni programmi RAI per ragazzi e poi intraprese una brillante carriera nel mondo dell’editoria per l’infanzia.

Negli anni’60 l’attività degli scrittori per ragazzi continuò con la lunga fiaba Un ragazzo e cento strade di Ketty Daneo [94] e il romanzo dal sapore salgariano L’Eldorado di Luciano Nardelli. [95]

Sempre nella sfera della fantasia esotica anche Ragazzo indio (1972)  di Silvano Pezzetta. [96]

Nel 1974 Gianni Stavro riprese l’attività dell’Editoriale Libraria lanciando sul mercato pubblicazioni per ragazzi di altissimo livello artistico raggiungendo l’obiettivo di far diventare Trieste uno dei più importanti centri della produzione libraria per l’infanzia e l’adolescenza. [97]

Un anno dopo lo scrittore Fulvio Tomizza pubblicò Trick storia di un cane, [98] un libro a metà strada tra il racconto per bambini e la favola per adulti e, nel 1979, si rivolse ancora ai giovani lettori con la raccolta di racconti La pulce in gabbia. [99]

All’inizio degli anni ‘80 si affacciano la letteratura ludica di Nicoletta Costa [100]  e le storie con gli animali protagonisti di Francesco Tullio Altan [101] come il cane Pimpa e il camaleonte Kamillo Kromo, ma questa è un’altra storia.