I libri scolastici delle scuole italiane nella Trieste asburgica

Nella seconda metà dell’Ottocento, epoca del positivismo, la pedagogia si proponeva attraverso la conoscenza di formare il bambino avviandolo ad entrare nel mondo degli adulti con i suoi valori. I libri di testo scolastici costituivano lo strumento fondamentale per trasmettere l’educazione ed istruzione del futuro cittadino, fedele al sovrano, allo stato e devoto alla chiesa.

Con la riforma della scuola del 1869, che sanciva l’uso della lingua materna nell’istruzione, toglieva alla chiesa la sorveglianza sulla stessa e dava ai comuni maggiore autonomia in materia, i libri scolastici in uso nella scuola popolare e cittadina assumeranno una particolare importanza avendo lo scopo di rafforzare e diffondere l’identità linguistica e culturale italiana della città.

In questo contesto si colloca il libro edito dallo stesso comune nel 1874, curato da Francesco Timeus [113] direttore del Liceo femminile, e di altri libri di lettura, promossi dalla Società pedagogica, tra cui il libro, edito nel 1905, dalla maestra Giuseppina Martinuzzi, esponente del movimento operaio e socialista [114]

In questi e in altri libri scolastici si trovano brani di carattere religioso, dedicati alla botanica, alla geografia, alla storia naturale, all’igiene, alla storia e alla letteratura, quest’ultimi caratterizzati da un contenuto morale. Gli autori scelti dai compilatori dei libri attraverso i cataloghi dei più importanti editori scolastici dell’epoca come Hoepli, Vallardi, Schimpf, Chiopris e Coen, appartengono alla letteratura italiana dell’Ottocento, altri alla letteratura dell’infanzia come Collodi, Parravicini, Cantù, De Amicis, Stoppani. Presenti anche scrittrici ed educatrici, Ida Baccini, Emma Parodi, Felicita Morandi, impegnate nel dibattito sulla condizione femminile.