Gli inizi del ‘900

Nei primi anni del ‘900 alcuni editori, Bemporad poi Marzocco, Paravia, Paggi, cominciarono a pubblicare libri scritti appositamente per i più giovani. In Gran Bretagna, e comunque in tutto il mondo anglosassone, e in Francia, questo tipo di editoria era già pienamente affermata.
Gli editori cominciarono a predisporre una serie di collane illustrate “... di istruzione, educazione, cultura, scienza, emulazione, elevazione ed ammonizione...”, come recitavano i risvolti di copertina.
Solo il titolo faceva pensare a letture amene o di svago.

La letteratura per l’infanzia riprende dunque tutte le sue caratteristiche di autoritarismo manifestate nell’Ottocento e tutto quanto viene dato in mano alla generazione successiva a quella che è al potere dev’essere attentamente controllato. Tutti devono aspirare al sacrificio, alla virtù, all’unità familiare e alla morale. Donnina forte di Sofia Bisi Albini [23] comincia a discostarsi da questi dettami imperanti nella società dell’epoca. Sollecita, infatti, le donne ad essere innanzitutto consapevoli del proprio valore di esseri umani, a mostrare il coraggio che hanno dentro di sè e a non lasciarsi abbattere dai problemi della vita.

Fortunatamente, però, cominciano anche a venir fuori i “monelli”: Gian Burrasca [24], Sussi e Biribissi [25] e, soprattutto, Bibi della svedese Karin Michaelis [26].

Gian Burrasca non è un personaggio positivo, “è un personaggio in crisi in un mondo in crisi, la personificazione infantile delle contraddizioni che lacerano la coscienza collettiva, un sovversivo dell’ordine familiare costituito, un pericolo pubblico smanioso di ottenere i riconoscimenti della società perbenista cui appartiene”, come è stato scritto.

Bibi al suo apparire generò scandalo, come scrive S. Blezza, in quanto del tutto diversa dallo stereotipo della ragazzina educata e, soprattutto, obbediente.
Era un personaggio libero, indipendente, curiosa, ma anche altruista e coraggiosa.