La Grammatichetta del Delfino di Francia
ovvero Régles pour écrire le Latin

È uno dei pezzi di maggior pregio del Fondo Storico Ragazzi, cconsiderato da alcuni studiosi testo di studio del Delfino di Francia Luigi Carlo, figlio di Luigi XVI. È, infatti, un volumetto manoscritto che contiene le regole, gli esempi e gli esercizi per l’apprendimento della lingua latina. Non si sa come sia arrivato a Trieste: forse, fortunosamente, tramite fuoriusciti borbonici e regalato, come recita un’annotazione in calce al frontespizio, alla biblioteca Civica di Trieste nel 1798 dalle principesse di Francia Maria Adelaide e Vittoria Luisa, zie di Luigi XVI. [4]

Secondo numerosi scritti di cronisti francesi dell’epoca, pare che il re,  trovandosi rinchiuso nella prigione del Tempio, abbia chiesto dei libri per poter educare il Delfino Luigi Carlo; libri che la Comune concesse e che, è ben specificato, furono comperati a spese dei rivoluzionari.

Alla morte del re e di suo figlio, gli oggetti a loro appartenuti, e quindi probabilmente anche il libro di latino, furono portati nelle soffitte e lì abbandonati. O forse rivenduti quali reliquie care ai realisti.
In maniera del tutto misteriosa, il libretto finì poi nelle mai delle due principesse che, avuta notizia della morte del Delfino Luigi Carlo durante il loro soggiorno a Roma presso la corte papale, fecero rilegare il libro dal tipografo Barbiellini di Piazza della Minerva, e vi fecero apporre anche l’immagine del fanciullo.
Il volumetto, elegantemente rilegato in marocchino rosso, con impresso in oro lo scudo di Francia con i tre gigli, sormontato dalla corona reale, ha però posto evidenti dubbi circa la sua autenticità.
Secondo alcuni studiosi, la dedica apposta in calce potrebbe essere di mano del bibliotecario Giuseppe de Coletti, amico di moltissimi fuoriusciti francesi e in particolare della duchessa di Narbonne, dama d’onore a Trieste delle due principesse, che, alla morte di entrambe, regalò vari oggetti e, presumibilmente anche libri, a chi era stato loro amico devoto. Probabilmente, però, il de Coletti sbagliò la data di donazione, in quanto nel 1798 le due principesse soggiornavano a Napoli, dove erano riparate nell’imminenza dell’occupazione francese di Roma, e arrivarono a Trieste solo nel 1799, fuggite dopo l’instaurazione della Repubblica Partenopea.