Il Dopoguerra

E arriviamo al secondo dopoguerra, c’è stata la Resistenza, il fascismo è sconfitto, ed anche i testi di letteratura per l’infanzia vengono modificati. Si ricomincia a scrivere di patriottismo ed anche il dovere e il sacrificio non sono più imperativi di regime, ma ridiventano virtù morali. Gianni Rodari scrive nel 1947 un articolo sull’Unità, di cui era redattore, sui libri di testo e sottolinea che già avvenimenti di cui l’infanzia era stata spettatrice diretta, e parte anche attiva, sono banditi dai sussidiari, anzi si fanno grossolani errori di interpretazione e perfino di datazione. Addirittura, il generale Washburne, incaricato dagli alleati di far parte della commissione per il rinnovo dei programmi scolastici, dice che nonostante i tagli della retorica e della propaganda, di principio quei sussidiari restano fascisti. In questi anni, giornali di grande tiratura, come Il Corriere dei Piccoli e Il Vittorioso, a cui si è aggiunto Il Pioniere, di cui Rodari per un periodo fu direttore, sottolineano che il bambino è per sua natura attivo e pieno di coraggio, senza che ci sia più bisogno, per testimoniare ciò, di vestire divise o adornarsi di simboli. Ed ecco entrare nel linguaggio scritto per l’infanzia la metafora, quella figura retorica che dà al bambino la possibilità di un percorso in cui attuare la prima presa di coscienza e vivere la dinamica, attraverso la fantasia, del rapporto fra il bene
e il male, come dice Santucci.
È attraverso la metafora che il Pin de I sentieri dei nidi di ragno di Calvino [55] riesce nel 1947 a parlare di guerra e della sua dissacrazione. E i grandi autori che verranno dopo cominciano ad interrogarsi sul futuro che si desidera per i più giovani e che spazio e rilievo dare all’infanzia. Intanto, oltre a cambiare i programmi scolastici, si istituisce la scuola media unificata; si da, inoltre, ampio spazio alla narrativa, meno finalizzata all’educazione e più allo sviluppo della passione di leggere. Ed è l’epoca di Rodari [57], di Calvino, di Carpi [56]; si comincia a porre l’accento sull’illustrazione, fino a quel momento considerata secondaria. A questo punto, è il ragazzo stesso colui al quale si propongono letture, ed è lui a decidere se scegliere o no un autore a proprio interlocutore dopo averne vagliato la proposta: non è più, cioè, il passivo ricevente di una proposta educativa, ma è lui, in ultima analisi, a scegliere, tenendo conto dei propri interessi, in un principio di autonomia di giudizio. E quindi la letteratura giovanile comincia a favorire l’apertura alle relazioni, alla curiosità e alla disponibilità del cambiamento. Si comincia a capire che il ragazzo, l’adolescente è in costante e inconsapevole ricerca per appagare i bisogni della crescita. La lettura di un libro può situarlo in una rete di relazioni affettive, di assunzione di regole morali e sociali e di responsabilità.