Il XIX secolo

Dalla fine del XVIII secolo la produzione italiana destinata ai ragazzi si sviluppò maggiormente nei territori in cui l’istruzione fu meglio organizzata e strutturata. Proprio per questo suo appoggiarsi al mondo dell’educazione la quasi totalità dei testiwnacque in funzione educativa, come le Novelle morali di padre Francesco Soave [5] e i Racconti pei giovanetti di Pietro Thouar [6].

Nella prima metà del 1800 arrivarono dalla Germania le novelle scolastico-pedagogiche di Johann Christoph von Schimd [7]. Ma l’esempio più eclatante di questa tendenza educativa della letteratura per ragazzi è il Giannetto (1837) di Luigi Alessandro Parravicini [8], che fu considerato il modello di libro di testo per la scuola a cui bisognava ispirarsi.

Considerata l’età e l’identità dell’autore, nel 1875 uscì anonimo, Memorie di un pulcino di Ida Baccini [9], testo in linea con la produzione dell’epoca, ma che già aveva rappresentato un tentativo di innovazione. Solo Carlo Collodi tentò di discostarsi dal vigente clichè con i suoi Giannettino (1876) e Minuzzolo (1878)
[10 -11].

Nell’Italia dell’Ottocento cominciò ad emergere, sulla scia dell’opera svolta in Germania dai celeberrimi fratelli Grimm, l’interesse verso le fiabe della tradizione popolare e l’attenzione verso gli autori stranieri tra cui il romantico Wilhelm Hauff [12] e lo scrittore d’avventure Jules Verne [13] che fu l’espressione dell’entusiasmo con cui si vedeva avanzare la scienza portatrice di un futuro di benessere.

Gli anni ‘80 del XIX secolo si aprirono con l’uscita, sulle pagine del Giornale per i bambini, del capolavoro di Collodi Storia di un burattino, poi pubblicato in volume nel 1883 con il titolo Le avventure di Pinocchio [14], che rovesciò completamente i valori trasmessi dai libri per ragazzi editi fino a quel momento.

Tre anni dopo, nel 1886, Edmondo De Amicis si cimentò con un’opera che si pose nuovamente il problema di essere educativa ed ispiratrice di buoni sentimenti: Cuore [15].

Ma un viaggio nel mondo dell’avventura i bambini di allora lo fecero leggendo le pagine del prolifico Emilio Salgari [16] che li trasportò nel mondo di Sandokan, dei pirati e del Western.

Notevole anche il contributo delle scrittrici per ragazzi come Virginia Treves Tedeschi in arte Cordelia [17], la più anticonvenzionale Eva Cattermole Mancini o contessa Lara [18] e Emma Perodi [19] molto attenta al mondo infantile.

Una menzione a parte merita la Contessa de Ségur [20] che fu considerata una delle capostipiti della letteratura rosa per ragazze.

Sul finire del secolo approdano in Italia molti autori stranieri tra cui Florence Montgomery con Incompreso (1869) [21] e Hector Malot con i suoi Senza famiglia (1878) e In famiglia (1893) [22].